Il mare si alza a tempo record. Miliardi di persone a rischio

È di poco tempo fa la notizia relativa al fatto che la calotta Artica si sta sciogliendo molto più rapidamente del previsto: entro il 2040 (e non entro il 2070-2080 come creduto finora) potremo navigare d’estate senza incontrare ghiacci dall’Alaska alla Scandinavia. Di oggi è invece la notizia che anche i dati relativi all’innalzamento del livello marino sono imprecisi: non è vero che il mare da qui al 2100 si alzerà di uno spazio compreso tra i 9 e gli 88 centimetri. La trasgressione marina (è questo il termine tecnico con cui si designa l’avanzamento dei mari sulle terre emerse), sarà molto più drammatica e arriverà a toccare i 140 centimetri. Per capire l’errore, almeno in parte, bisogna osservare che fino ad ora non si è neanche tenuto conto dell’innalzamento marino che c’è già stato dal 1900 a oggi, una cifra corrispondente a 20 centimetri. È il giudizio di un gruppo di studiosi tedeschi di Postdam apparso sulle pagine di Science. Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati si sono basati sui dati geologici relativi alle regressioni e alle trasgressioni marine del Pleistocene e del Pliocene. Nel Pleistocene c’era una temperatura media sulla Terra di 7-8 gradi in meno rispetto a quella odierna: i mari erano circa 120 centimetri più bassi di quelli attuali. Nel Pliocene la temperatura era invece più alta di quella di oggi di circa 2-3 gradi. Sono numeri dai quali si ricava che l’aumento di un grado centigrado della temperatura atmosferica fa sì che il livello marino incrementi di uno spazio compreso tra i 10 e i 30 centimetri. Da qui i ricercatori hanno poi fatto riferimento all’innalzamento medio delle temperature dal dopoguerra a oggi, verificando che, in pratica, entro il 2100 il livello dei mari crescerà di una cifra compresa tra i 50 e i 140 centimetri. I problemi gravi però potrebbero iniziare molto prima di quella data. Si prevedono infatti danni irreversibili già a partire dal 2050. Due miliardi il numero delle persone a rischio. Secondo L’Onu il problema riguarderà soprattutto l’Asia e gli arcipelaghi dell’oceano Pacifico: attualmente sono 50 milioni le persone che abitano territori soggetti alle inondazioni e potrebbero diventare molte di più se il livello del mare si alzasse anche solo di 1 metro. Studi recenti indicano che il 17 percento del Bangladesh potrebbe sparire mettendo a rischio 70milioni di abitanti. La stessa sorte potrebbe toccare anche alla Cina e a una buona parte delle regioni situate in Estremo oriente. Mentre nelle restanti parti del mondo l’innalzamento delle acque determinerà il ritiro della linea costiera (il 70 percento dei litorali è già in contrazione), l’inabissamento di diverse città (tra cui Londra e Buenos Aires) e la distruzione di molti ecosistemi naturali.

(Pubblicato su Libero il 17 dicembre 06)

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