Isola di Pasqua, un topolino eliminò l'intera popolazione

Si è detto e scritto di tutto, e il contrario di tutto, sulla scomparsa degli abitanti dell’Isola di Pasqua (Rapa Nui). Ora però, un’ultima scoperta effettuata da ricercatori dell’università delle Hawaii, sembra aver risolto definitivamente il mistero: i famosi costruttori dei moai, le gigantesche statue di pietra simbolo dell’isola, si sarebbero estinti semplicemente per colpa di un topolino (il ratto polinesiano, Rattus exulans). Niente lotte tra clan quindi, né misteriose malattie, e nemmeno lo sfruttamento esagerato del territorio. Fu semplicemente un roditore che, imbarcato con altri suoi simili e i polli, sulle prime zattere che fecero scalo sull’isola, si riprodusse a gran velocità distruggendo tutti gli alberi di Rapa Nui, e provocando nel giro di qualche centinaio di anni un’irreversibile carestia che costò la vita a quasi tutti i suoi abitanti. Ma vediamo con ordine come sono andati fatti. Secondo le vecchie teorie i primi abitanti dell’isola di Pasqua arrivano sull’isola in zattera, dalla Polinesia, più o meno intorno all’800 d.C. (Ma c’è chi dice prima). Vi trovano un ambiente ricco di piante e con un clima ideale per costruire una confortevole esistenza. In particolare furono le numerose specie vegetali ad attirare i primi conquistatori di Rapa Nui. In pieno Medioevo, mentre l’Europa affronta pestilenze e guerre, qui si vive benissimo: in questi anni l’isola è abitata almeno da 20mila persone. Il disastro arriva con la costruzione dei moai. Il legno necessario a far scivolare i giganteschi uomini di pietra da una parte all’altra dell’isola portano a un depauperimento progressivo della vegetazione e a lotte intestine all’isola: gli uomini dalle ‘orecchie-lunghe’ si scontrano con gli uomini dalle ‘orecchie corte’. Si parla addirittura di cannibalismo. Per tale motivo, il giorno di Pasqua del 1722, la flotta olandese comandata da Roggeveen – la prima flotta europea a calcare il suolo dell’isola di Pasqua - vi trova un territorio semidesertico e solo 3mila abitanti. Questa è la vecchia storia, un racconto obsoleto e impreciso che adesso, secondo Terry Hunt, a capo dello studio, è quasi tutto da riscrivere. Lo studioso ha condotto i suoi scavi presso la spiaggia di Anakena, una costiera di sabbia bianca, ideale per gli sbarchi. Qui ha scoperto che non esistono tracce di eccidi né di scontri, ma solo di minuscoli roditori che in poco tempo hanno ridotto l’isola a un deserto. Dagli strati più profondi dell’isola sono emersi frammenti di ossidiana, ossa di roditore e carbone. In particolare, dalle successive analisi di laboratorio, si è scoperto che i primi abitanti dell’isola risalgono al 1200 d.C. e non a 400 anni prima: dunque l’isola venne conquistata più tardi di quanto si pensava. Infine gli scienziati hanno stimato che sull’isola la popolazione di roditori arrivò addirittura a venti milioni di esemplari, un numero tale da provocare in breve tempo la distruzione dell’intera flora locale e una carestia che verosimilmente condannò all’estinzione gli abitanti di Rapa Nui.

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