L'energia "pulita" dei pannoloni

Un modo originale per ottenere energia evitando danni all’ambiente e favorendo il risparmio economico di ospedali e case di cura per anziani. Arriva dalla Germania e consiste nell’impiego di pannoloni usati, altrimenti destinati alla raccolta rifiuti, che vengono bruciati in un’apposita centrale, la prima del genere, da poco entrata in funzione a Meckenbeuren, nella regione del Baden Wuettenberg, nel sud del Paese. L’impianto, alto undici metri, è infatti predisposto per incenerire tonnellate di pannoloni, e ricavare dalla combustione energia elettrica. Secondo gli esperti tedeschi, a capo del progetto, dalla combustione di cinquemila tonnellate di pannoloni – accumulabili in circa un anno - è possibile produrre una quantità di energia pari a 1.225 kilowatt. Questa energia è in grado di soddisfare pienamente la necessità di 40 abitazioni. In pratica l’impianto funziona in questo modo. Si recuperano i pannoloni da ospizi e nosocomi – opportunamente selezionati da altri materiali di scarto - e si portano presso il centro energetico. Qui vengono destinati all’inceneritore. Dalla loro combustione si genera energia elettrica che infine viene distribuita in 26 appartamenti della fondazione Liebenau (la struttura, sorta più di cento anni fa, coinvolge quasi 5mila persone, e si occupa di assistenza agli anziani e ai disabili), e altre 14 case nel raggio di 40 chilometri. Le cinquemila tonnellate di pannoloni usati in un anno (cifra corrispondente a circa 2,1 milioni di pannoloni), consentono inoltre alle strutture sanitarie di risparmiare 350mila euro: i soldi destinati alle spese per lo smaltimento dei rifiuti. Non solo. In questo modo è inoltre possibile ridurre del 90 percento le emissioni di anidride carbonica. “Un’iniziativa del genere è sicuramente positiva – dice Renato Ornaghi, amministratore unico della milanese Energy Saving – tuttavia non dimentichiamo che, potenzialmente, la stessa cosa potrebbe essere realizzata anche con altri materiali, che magari fanno meno notizia, come per esempio i vestiti che non si mettono più”. Sempre in campo di innovazioni tecnologiche originali in questi giorni si parla anche della possibilità di riciclare l’urina per recuperare il fosforo. Questo elemento viene di solito impiegato nella produzione di fertilizzanti, esplosivi, fiammiferi, fuochi artificiali, pesticidi, dentifrici e detergenti. Studiosi australiani guidati da Cynthia Mitchell, dell’università di Sidney, hanno avviato i primi test in una località del Queenland. Si tratta di dieci toilette pubbliche finalizzate alla raccolta delle urine, che verranno poi indirizzate a un serbatoio speciale, predisposto per consentire ai ricercatori di ricavare l’elemento chimico. Da qui gli studiosi intendono partire per sviluppare strutture più importanti tenendo conto del fatto che, in media, ogni essere umano produce circa cinquecento litri di urina all’anno.

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