Tre mesi senza uomo e tutto lo smog sparisce dal mondo

Immaginiamo un mondo senza di noi. Uno schiocco di dita e, via, sulla Terra non c’è più alcuna traccia di esseri umani. Che cosa accadrebbe? È la domanda che si sono posti Alan Weisman, ricercatore presso la università della Arizona, e la rivista New Scientist. Secondo lo studioso Usa, autore del libro “The World without us” (Powell’s Book, selezionato per l’antologia The Best American Science Writing 2006), città come New York cambierebbero i loro connotati nel giro di pochissimo tempo. Molte infrastrutture urbane crollerebbero immediatamente su se stesse. Negozi, uffici, centri commerciali, in breve, si ritroverebbero trasformati in caverne polverose. I tunnel della metropolitana verrebbero quasi subito invasi dalle acque. Mentre alcune opere – ad esempio i grattacieli realizzati in acciaio, più forti rispetto a qualunque altra costruzione edificata senza la preziosa lega – potrebbero resistere anche per molti anni. Le plastiche durerebbero quasi in eterno: almeno 50mila anni. Weisman non chiarisce perché l’uomo potrebbe scomparire. Si chiede semplicemente che cosa resterebbe di lui, che mondo sarebbe senza di lui. E racconta di come, per esempio le strade e le autostrade del pianeta, senza il servizio di operatori ecologici e operai, verrebbero velocemente divorate dalla vegetazione. Mentre i ponti crollerebbero in 200 anni circa. Per arrivare a queste conclusioni Weisman ha girato il mondo in lungo e in largo. Ha riflettuto sulle caratteristiche ambientali di località incontaminate, e sulla capacità della natura di riprendesi ciò che l’uomo le ha strappato. Il riferimento in questo caso è a uno dei viaggi più importanti affrontati da Weisman, a Chernobyl: “Qui si è avuto il peggior disastro ambientale della storia umana – racconta lo studioso, riferendosi alla catastrofe nucleare del 1986 - eppure, anche in questo caso, la natura ha dimostrato tutta la sua implacabile voglia di conquistare nuovi spazi. Le piante hanno divorato gli edifici e animali come i cinghiali sono decuplicati”. Analogamente, lo studio condotto dalla rivista New Scientist, mette in risalto la durata nel tempo dei materiali e delle infrastrutture di origine umana, ipotizzando, anche in questo caso, un’improvvisa scomparsa dell’uomo. Citando autorevoli fonti scientifiche il magazine dice che nel giro di un paio di giorni scomparirebbero dalla faccia della Terra l’inquinamento acustico e luminoso. Le specie in via di estinzione sarebbero fuori pericolo. 3 mesi e lo smog sarebbe solo un ricordo, mentre ci vorrebbero circa una decina d’anni per liberare completamente l’atmosfera dal metano. Cinquant’anni per rivedere le acque dei fiumi puliti e piene di pesci, e 1000 anni perché l’aria torni a essere quella che era durante l’epoca pre-industriale: in questo periodo crollano tutte le infrastrutture umane, i palazzi (“tarati” per resistere senza interventi di manutenzione 60 anni), i ponti (120 anni), le dighe (250). Infine ci vorrebbero 50mila anni per dissolvere vetro e plastica, e 2 milioni di anni per la totale scomparsa delle scorie nucleari. Entrambi gli studi servono a farci capire l’impatto devastante che ha l’uomo sul territorio: da qui si potrebbe partire per cercare nuove idee utili alla salvaguardia del pianeta.

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